Imparare un'altra lingua per diventare più intelligenti

http://www.ok-salute.it/salute/sesso-psicologia/2010/articoli/img/Dizionario200Sxc.jpgUna delle migliori palestre per la mente? L'apprendimento di una lingua straniera. Aumenta la plasticità del cervello, cioè la capacità delle cellule nervose di formare nuove connessioni tra loro. Maggiore è il numero delle connessioni, più alta sarà l'agilità della mente nell'appropriarsi di nuove informazioni, in tutti i campi.
Ma per molte persone imparare l'inglese rappresenta un ostacolo enorme. Perché? Tutti noi padroneggiamo l'idioma imparato da piccoli, la lingua madre. Il neonato accumula vocaboli nella memoria a breve termine, fino a formarsi una banca dati di parole, strutture grammaticali e sintattiche. Spiega Eraldo Paulesu, professore ordinario di psicobiologia e psicologia fisiologica all'Università degli Studi di Milano Bicocca: «È un processo che dura anni, in cui, come diciamo noi psicobiologi, il cervello si cristallizza attorno ai suoni che gli sono familiari. La chiave per capire cosa accadrà dopo è, in parte, la memoria a breve termine. Più la mente è naturalmente capace di immagazzinare termini nuovi, altrettanto agevole risulterà farsi un vocabolario di termini stranieri».

Alleni la tua attenzione
L'abilità a giocare con le parole, ricordandone il suono, è visibile già nei bambini alle scuole elementari. «La si può testare con i cosiddetti predittori linguistici, cioè la prontezza con cui i piccoli imparano a memoria componimenti in rima. Uno scolaro che senza pensare sa dire dove cade l'accento sulla parola "tàvolo", ha buone possibilità di diventare poliglotta», continua Paulesu. Individua le sfumature foniche della parola e le riconosce.
Ma addentriamoci nel cervello, la vera fabbrica delle parole. Recenti studi hanno dimostrato che quando si parla una seconda lingua, diversa da quella materna, c'è una attivazione più cospicua delle aree cerebrali implicate nei processi di attenzione. Questo perché la scelta dei vocaboli non è immediata. Esprimersi in inglese, da un punto di vista neurofisiologico, non è come parlare in italiano.

Tutti possono riuscire
Ma c'è di più. Ogni lingua ha uno spettro di suoni, tra vocali e consonanti, e un insieme di simboli grafici che li rappresentano per iscritto: le lettere dell'alfabeto. In inglese ci sono 40 suoni espressi da mille combinazioni alfabetiche diverse, mentre l'italiano dispone di 26 suoni per 30 simboli. L'ortografia inglese rispecchia questa complessità. Un italiano deve decodificare meno fonemi rispetto a un anglofono.
Tuttavia di fronte a parole come yacht, italiani e inglesi sono uguali, devono ricordare che non c'è regola che tenga e pronunciare un suono differente da quello istintivo («iot» e non «iact»). Il loro cervello è impegnato su due fronti, come se dovesse collegare con la matita due punti disposti su piani differenti.
Ecco perché ha un ruolo essenziale la lingua madre, ma anche il sistema di scrittura. Se la lingua è ricca di suoni, il parlante ha in mente un repertorio di combinazioni che ha buone probabilità di ritrovare in una lingua straniera. Con il solo linguaggio scritto però spesso non si riesce, è il caso dell'inglese. Ma studio e motivazione possono trasformare tutti in un bilingue. A una condizione: si vada sul posto.
Elisabetta Corrà - OK La salute prima di tutto
Fonte: http://www.ok-salute.it/benessere-fitness/10_a_imparare-un-altra-lingua_2.shtml

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