Musica e linguaggio, in dubbio l'ipotesi delle risorse comuni

http://www.lescienze.it/images/2012/12/17/110530562-a4a4cc0e-1b9b-4405-bb73-bfb9f72099f4.jpgUn unico elaboratore sintattico per musica e linguaggio nella nostra mente: è l'ipotesi messa in discussione da una ricerca sperimentale i cui risultati sono riportati in un articolo della rivista “Psychonomic Bulletin & Review” a firma di Pierre Perruchet e Bénédicte Poulin-Charronat del Laboratorio per l'apprendimento e lo sviluppo dell'Università di Borgogna a Digione-CNRS.

Le somiglianze e le differenze tra linguaggio e musica sono oggetto di un dibattito che va avanti da anni; una svolta è stato dal lavoro di Aniruddh D. Patel, che ha elaborato la cosiddetta "ipotesi della risorsa d'integrazione sintattica condivisa" (SSIRH).

L'ipotesi si basa sull'osservazione che sia il linguaggio sia la musica sono composti da strutture simili,  ordinate gerarchicamente, e postula che l'elaborazione dei processi linguistici e di quelli musicali si basi almeno in parte sull'azione di un comune elaboratore sintattico. A essere completamente differenti sarebbero invece le due rappresentazioni mentali.

In un recente articolo lo stesso Patel e collaboratori avevano riferito un risultato che corroborava la SSIRH. Ai partecipanti all'esperimento era richiesto di leggere alcune frasi che comparivano su uno schermo, suddivise in segmenti. Ciascun partecipante doveva premere un bottone per passare da un segmento al successivo, fino alla fine della frase. Sincronizzato con la comparsa di ciascun segmento, si udiva un accordo musicale: linguaggio e accordi andavano così a costituire una serie di eventi uditivi.
Dopo un certo numero di frasi sintatticamente e semanticamente corrette, venivano presentati segmenti che risultavano sorprendenti per il soggetto, realizzando uno dei casi che vengono definiti labirinti (garden path) nell'ambito della neurolinguistica. Un tipico caso di labirinto semantico è una frase del tipo: “Il padrone di casa avverte il postino di fare attenzione al MAIALE”. Chiaramente, ci si aspetterebbe di trovare CANE invece di MAIALE. Un labirinto sintattico è invece esemplificato da una frase come “Alla fine della sua arringa il pubblico ministero avverte l'imputato CHE potrebbe delinquere ancora”. In questo caso si avverte che la la preposizione CHE andrebbe prima di “l'imputato”.

In entrambi i casi, il lettore tende a “smarrirsi” nel labirinto linguistico e ciò causa una variazione del ritmo di lettura che può essere quantificato sperimentalmente. Inoltre, lo stesso tipo di labirinto può essere ottenuto sul fronte musicale, proponendo un accordo “fuori chiave” rispetto agli altri, secondo la concezione tonale della musica occidentale. Questa “violazione” armonica rappresenta l'analogo musicale di un errore sintattico.

Secondo i risultati di Patel, l'effetto di labirinto sintattico veniva reso ancora più evidente dall'accoppiamento con accordi inattesi, mentre nel caso di labirinto semantico la manipolazione musicale non aveva alcun effetto. Ciò era interpretato come un dato a favore dell'ipotesi di un unico elaboratore sintattico per musica e linguaggio.

Quest'ultimo esperimento di Perruchet e Poulin-Charronat ha sostanzialmente replicato i risultati di Patel, estendendo l'interazione tra musica e linguaggio anche al labirinto semantico, mettendo così in discussione l'ipotesi che l'elemento in cui si gioca l'interazione sia un ipotetico elaboratore dedicato alla sintassi.

Si fa strada invece la convinzione che l'interazione sia tutta interna al contesto del labirinto linguistico di per sé, indipendentemente dal fatto che sia di tipo sintattico o semantico. L'ipotesi più probabile è quindi che i diversi tipi di manipolazione linguistica richiedano differenti risorse attentive, modulando con ciò le risorse residue disponibili per l'elaborazione del messaggio musicale e quindi delle violazioni che in esso vengono prodotte.
Fonte: www.lescienze.it

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