Apprendere le lingue nella terza età ( Settima parte)

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Nei paragrafi precedenti abbiamo cercato di motivare perché riteniamo che l’apprendimento delle lingue straniere sia da considerare un’attività vantaggiosa per il potenziamento cognitivo dell’anziano.

 

Abbiamo esaminato alcuni punti di forza e di debolezza di questa popolazione di apprendenti e illustrato un procedimento per cercare di andare incontro ad almeno uno degli svantaggi più evidenti che incontra l’anziano nell’affrontare lo studio della lingua straniera.

 

Più volte nel corso dell’articolo abbiamo sottolineato come le ricerche e i risultati finora raccolti siano frammentari e non costituiscano un quadro di riferimento completo, specialmente per quanto riguarda la componente metodologica dell’apprendimento/insegnamento delle lingue straniere. La cosiddetta “andragogia” (insegnamento agli adulti) è ancora in fase di primo sviluppo, per non parlare di quella che potremmo chiamare “veteragogia” (insegnamento agli anziani).

 

Tuttavia ormai i tempi sono maturi perché ci si ponga appropriate domande sulla maniera migliore di affrontare l’apprendimento linguistico anche nelle terza età, a partire da una definizione autonoma degli obiettivi. L’anziano, infatti, non necessariamente ha l’obiettivo di imparare a usare in maniera fluida una lingua straniera (anche se potrebbe essere piacevole riuscirci) ma i suoi obiettivi sono - come si è visto - più di tipo sociale e di mantenimento cognitivo. Si tratta di obiettivi nient’affatto “minori” o meno ambiziosi di quelli comuni alle altre fasce d’età ma richiedono modalità e strumenti di realizzazione diversi e una consapevolezza della loro dignità.

 

L’anziano deve poter affrontare l’apprendimento della lingua straniera convinto di fare una cosa utile e accessibile per i suoi scopi e deve poter contare su mezzi adeguati per farlo (materiali, attrezzature, corsi, contenuti). Lo studio delle caratteristiche biologico-cognitive dell’apprendente anziano dovrebbe supportare questi obiettivi e anche in questo settore c’è ancora moltissimo da fare. E non è escluso che proprio l’integrazione tra le conoscenze scientifiche e le soluzioni metodologiche, che si rende necessaria nel caso di un apprendente così particolare quale è l’anziano, potrebbe aprire interessantissime prospettive anche per l’apprendimento in altre fasce d’età.

 

Paradossalmente, la problematicità dell’insegnamento in condizioni così difficili può costringere ad aprire gli occhi su realtà cognitive e biologiche che troppo spesso vengono ancor oggi trascurate nelle forme correnti di didattica rivolte al pubblico più generale. E da questo l’intera pedagogia linguistica potrebbe trarre grande giovamento! ( 7 Fine/ Fonte: labeleuropeo)

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