Si può imparare una lingua da soli?

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Sì, e ne ho la prova! Una persona che ha imparato lo spagnolo, raggiungendo un buon livello (b2) senza mettere piede in un’aula né prendere lezioni private.

Molto intelligente, probabilmente con un grande senso d’osservazione e una buona capacità di sintesi, ha imparato lo spagnolo viaggiando prima in Sud America e poi vivendo, studiando e lavorando a Barcellona per circa due anni.

Alessandro, il mio amico, è l’eccezione che conferma la regola. Negli ormai 28 anni in cui mi occupo di apprendimento delle lingue, prima come studente e poi come insegnante, non ho mai incontrato nessun altro che avesse veramente un buon dominio di una lingua senza aver mai frequentato un corso.

E i bilingue, allora? direte voi

I bilingue, quelli che veramente lo sono, che cioè non solo parlano la loro seconda lingua in casa e con gli amici ma che hanno la stessa padronanza di un madrelingua,  hanno avuto genitori che da piccoli gli hanno rovinato le estati  con grammatiche ed esercizi .

Del resto qui, in Catalogna, dove il bilinguismo è una realtà, nessuno metterebbe in dubbio l’importanza dello studio delle due lingue a scuola. E lo conferma il fatto che pochi catalani della mia età, pur avendo parlato in catalano tutta la loro vita, se non l’hanno mai studiato non lo scrivono bene e/o fanno errori (il famoso “tinc que anarhi”, per esempio).

Ma anche nei Paesi con un’unica lingua ufficiale, la si studia a scuola. E la differenza tra chi è andato a scuola e chi no, salvo rare eccezioni, salta agli occhi… o meglio, alle orecchie.

E la necessità di studiare in modo formale una lingua per apprenderla bene la vediamo anche in molti Erasmus. Giovani che dopo un soggiorno di studio in Italia si rendono conto che il loro italiano è certamente lessicalmente molto ricco e fluido ma che per poter sostenere un esame ufficiale o poterlo usare come un punto di forza per un futuro lavoro hanno bisogno di ritornare all’Istituto Italiano per migliorare la loro padronanza grammaticale e sintattica

Viene da chiedersi quindi, perché la maggior parte di noi, comuni mortali, non siamo in grado di imparare bene una lingua semplicemente stando a contatto con parlanti nativi. E quindi, a cosa serve un professore di lingue.

Le funzioni di un insegnante di lingua sono molteplici. Analizziamone tre:

  1. Guidare lo studente nel proprio processo di apprendimento
  2. Aiutarlo nella riflessione sulla lingua, e quindi consentirgli a capire, ricordare e interiorizzare
  3. Correggerlo, evitando così la fossilizzazione degli errori e aiutandolo a migliorare

L’insegnante è una guida

Per imparare bene una lingua ci sono aspetti della stessa che bisogna capire e praticare prima di affrontarne altri più complessi. È inutile che io mi cimenti in discussioni di politica e filosofia se non sono ancora in grado cavarmela in situazioni quotidiane e comuni. È impossibile poter raccontare in modo corretto qualcosa che ci è successo il giorno prima se non sappiamo il presente dei due ausiliari che si usano in italiano, né abbiamo praticato a lungo, in modo da interiorizzarne il meccanismo, le concordanze di genere  e numero, perché tutto ciò confluisce nella formazione del passato prossimo italiano. Non mi serve apprendere come si scrive una lettera formale se non ho imparato prima a ringraziare per un favore o un regalo.

Spesso quindi bisogna frenare un po’ il comprensibilissimo entusiasmo iniziale dello studente e guidarlo lungo i passi necessari per poter comunicare in tutte le situazioni. Obbligarlo anche un certo ordine mentale, a concentrarsi su una cosa alla volta, perché il nostro cervello per imparare ha bisogno di ordine, e di riflessione.

Riflettere sulla lingua è importantissimo per l’apprendente adulto

E lo è ancora di più per una lingua così simile alla propria, come lo è l’italiano per lo studente spagnolo o catalano.

Chiunque sia andato in vacanza in Italia sa che capire l’italiano è facile, molto facile. Questo vantaggio che gli studenti spagnoli e/o catalani hanno per la comprensione ha però un inconveniente: non viene spontaneo fermarsi un attimo per accorgersi delle differenze (o delle similitudini) o per notare “come si dice”.

Ma il nostro cervello ha bisogno di questo momento di riflessione se vogliamo che immagazzini i dati, consentendoci di riprodurre quell’espressione o quella struttura quando avremo bisogno di riutilizzarle.  Un insegnante, guidandoci nella scoperta della lingua e nella riflessione sui suoi meccanismi ci aiuterà ad imparare in modo più efficiente e facendo meno sforzo.

Gli errori non sono negativi di per sé, ma la loro fossilizzazione lo è

È normale fare errori quando si impara una nuova lingua o qualsiasi altra cosa. Diciamo che non solo è naturale, ma è anche positivo. Se abbiamo commesso uno sbaglio vuol dire che ci siamo addentrati in un territorio nuovo. Insomma, che stiamo rischiando un po’ per esprimere quello che vogliamo.  Ed è proprio quando ci spingiamo oltre il nostro limite che impariamo cose nuove.

Gli errori quindi non sono di per sé negativi, ma possono diventare un problema se non vengono corretti e si fossilizzano, come è il caso di molti apprendenti che hanno imparato la lingua per strada, e che dopo devono disimparare per poter riimparare e quindi migliorare.

Comunicare è collaborare

C’è una quarta funzione dell’insegnante, di cui magari non tutti gli studenti sono consapevoli: trasformare la classe, che all’inizio è un semplice gruppo di sconosciuti, in uno strumento di apprendimento tra pari, ossia in un ambiente piacevole e rilassato in cui tutti partecipano all’apprendimento di tutti.

Perché  -e qui devo correggere il mio amico Alessandro, che “ha imparato lo spagnolo da solo”- è impossibile imparare una lingua da soli. La lingua è fondamentalmente comunicazione, e per comunicare abbiamo bisogno di qualcuno con cui comunicare: il compagno di viaggio o il compagno di corso con cui collaboriamo perché la comunicazione sia possibile.

 

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Autore: Antonella Berriolo
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