Apprendimento linguistico. Come si dice e come si scrive

http://webrond.net/wp-content/uploads/2012/07/cat@.jpgAnche qui non voglio scendere nei dettagli su come la nostra mente percepisce i suoni (lo farò altrove), ma è importante sapere che non percepiamo realmente i suoi pronunciati. Piuttosto, li reinterpretiamo in base alle nostre aspettative, che possono essere formate dalla nostra esperienza precedente, o anche da altri elementi, come la scrittura. Ad esempio, la maggior parte degli italiani tende a pronunciare le lettere mute della lingua inglese. Quindi knight non può essere night: c’è una k davanti, e quindi magari è flebile ma c’è! In realtà, nella pronuncia non c’è davvero. Ma ci sono casi piú complessi, e chi apprende tramite un testo scritto ne soffre quasi sempre le conseguenze nella pronuncia. Non potendo sapere quali lingue straniere parla chi mi legge, per provare a chiarire farò un esempio tratto dall’italiano. Prova a pronunciare “a casa”. Ora, uno straniero lo pronuncerebbe probabilmente “acása”, mentre un madrelingua (correttamente) lo pronuncia “accása”. Donde spunta la doppia? È una regola della nostra lingua: la “a” è una cosiddetta cogeminante, ovvero determina il raddoppiamento (detto fonosintattico) della consonante che segue. È una regola di cui in genere non siamo al corrente (tanto per sottolineare ancora come la conoscenza formale della regola non serva per parlare correttamente) ma che esiste. Ora, già è difficile “carpire” la reale pronuncia di una lingua persino ascoltando. Se poi costruiamo la nostra pronuncia sulla base di una parola scritta (l’ortografia non mostra mai tutti i dettagli della pronuncia), non dovrebbe sorprendere che non siamo in grado di parlare bene, né di comprendere facilmente quello che dicono gli altri (perché ci “aspettiamo” suoni diversi). Ricordiamo che un madrelingua impara a parlare, e solo piú tardi (eventualmente) a trascrivere quanto dice. È quanto dovremmo fare anche noi se vogliamo essere in grado di acquisire un buon livello di comprensione e pronuncia. Tra parlato e scrittura c’è una bella analogia usata dal linguistica McWhorter: “se il linguaggio in sé, parlato, è come un essere umano reale, la scrittura è come un personaggio dei Simpson; se già siamo familiari con l’oggetto reale, è facile capire le somiglianze e i riferimenti, ma se non fossimo mai stati sulla Terra e avessimo unicamente visto le puntante dei Simpson potremmo farci un’idea assai bizzarra e inesatta di come è fatto un essere umano”.

David Tonarini
http://demitogroup.com/blogtonarini/decalogo-i-consigli-per-imparare-davvero-una-lingua-straniera/
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